Mid90s: scenograficamente catapultati negli anni ’90

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Una delle parole chiave del fantastico film di Jonah Hill, “Mid90s”, è senz’altro “autenticità”. Sì… perché a partire dalla superba regia di Hill, passando per la scenografia e i costumi, fino alla recitazione dei protagonisti, il film ci trasporta nel bel mezzo degli anni ’90, riproposti alla perfezione.

Mid90s, ambientato appunto nel 1995, narra la calda estate del tredicenne Stevie, che vive con la madre single e un fratello maggiore piuttosto prepotente. Il ragazzino si avvicina ad un gruppo di skaters: il coetaneo Ruben, lo sballato Fuckshit, il timido Fourth Grade e il capo carismatico Ray. Ben presto i quattro non solo diventano i suoi migliori amici, ma una sorta di famiglia acquisita, un punto di riferimento nella crescita di Stevie, ribattezzato Sunburn dall’amico Ray.

E così, sulle note dei Nirvana e dei Wu-Tang Clan, assistiamo ad un bellissimo racconto di formazione, che scivola nei nostri cuori veloce come lo scorrere degli skate di Stevie e Ray su strada al tramonto.

È Jahmin Assa, già scenografo per Gus Van Sant di Don’t Worry He Won’t Get Far On Foot, a firmare il film come production designer.

In una mini intervista racconta un po’ del suo lavoro: la ricostruzione degli ambienti californiani degli anni ’90, dal negozio di Skate alla casa del protagonista Stevie:

«È strano pensare che il 1995 sia stato più di 20 anni fa… questo ha fatto sì che ci siamo ritrovati a ricostruire comunque un’“epoca”. Jonah e io abbiamo parlato a lungo del fatto di non fare un "inno agli anni '90" con tutti gli oggetti di scena e i vestiti più ovvi. Chiaramente, per ricostruire un certo anno, devi includere nella scenografia anche oggetti ed elementi antecedenti alla data della tua storia. Bisogna “stratificare” la scena. Le case dovevano sembrare come se fossero state arredate a metà degli anni '80 e su questa base siamo andati poi ad aggiungere elementi.

Per il negozio di skate abbiamo immaginato un ambiente semplice, un po’ precario… come se stesse per chiudere la settimana successiva, come se la grafica fosse stata fatta da chiunque sapesse disegnare alla buona. Il negozio di skate è stato senz’altro l’ambiente più difficile, perché sapevamo che se avessimo commesso degli errori, sarebbe apparso immediatamente falso.

Per la casa di Stevie, due elementi ci sembravano essenziali: un lungo corridoio che collegava le camere da letto, per la scena di combattimento tra Stevie e suo fratello maggiore Ian, e un piazzale esterno per il piccolo Stevie in cui esercitarsi sul suo skate. Abbiamo voluto mantenere la palette dei colori della casa a bassissimo contrasto, con molte creme, beige e legni chiari. La vita di Stevie doveva apparire molto vanigliata, suburbana e insipida prima che si aprisse al mondo più ricco della città e al negozio di skate.

Ian, il fratello di Stevie, era descritto in sceneggiatura come un ragazzo arrabbiato, con un disturbo ossessivo compulsivo, amante dell’hip-hop. I CD, le musicassette, le sneaker Jordan, i poster hip-hop, i cappellini da baseball, sono stati riposti in modo preciso. Abbiamo inoltre aggiunto le spade dei samurai e una panca da allenamento per esprimere la sua rabbia.

La stanza di Stevie inizialmente si configurava come la tipica stanza per bambini degli anni '90: disordinata, piena di poster di Pogs, Teenage Mutant Ninja Turtles, Beavis and Butthead e Space Jam. Successivamente però avrebbe lasciato il posto alla sua nuova individualità e carattere del protagonista: abbiamo sostituito i poster con altri elementi più da teenager, come per esempio lo Slap Skate Magazine attaccato alle pareti

 

di Brunella De Cola

 

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