
Grande successo di pubblico alla serata inaugurale della mostra "Segno di artisti, poeti scena", organizzata dai nostri soci Laura Lupi e Bruno Amalfitano, con il patrocinio dell'ASC, alle Scuderie Aldobrandini a Frascati.
Hanno esposto le loro opere molti dei nostri soci scenografi, costumisti e arredatori.
La mostra sarà aperta fino al 9 febbraio.

SCENOGRAFO, COSTUMISTA:
professione eclettica, creativa, divertente!
Prosa, poesia, arte, musica, danza, architettura, psicologia, regia, montaggio, fotografia sonoro sono gli argomenti che trattiamo costantemente!
Essendo coinvolti in tutti questi argomenti, strada facendo ne troviamo uno che ci affascina un po’ di più e proviamo a esprimerci, per il nostro piacere, senza pensare alla nostra professione.
Così può succedere che uno scenografo, un costumista, poi diventi regista, o scriva dei testi o suoni uno strumento, o dipinga dei quadri o si esprima anche nella scultura o nel design.
Qualcuno danza, qualcuno fa l’attore, qualcuno disegna gioielli o entra nel mondo della moda.
A volte quella nascosta parte artistica può farci scoprire che la nostra esperienza di scenografi-costumisti, così eclettica, ci ha fatto trovare una strada più importante, e allora seguiamo anche quella, come è successo a molti di noi.
La mostra non è che un modo per far conoscere la scintilla artistica che c’è in molti che fanno questo lavoro, e che a volte, per eccesso di pudore, viene tenuta nascosta in un armadio.
L’ESPLOSIONE DELLA IMMAGINE HA VINTO?
di ITALO MOSCATI
Sono a Venezia e cammino davanti alle Corderie dove ogni anno ci sono grandi mostre d‘arte che creano file di pubblico infinite. Ma in questi giorni le Corderie, di cui è “padrona” la Biennale d’arte, sono chiuse. E’ una pausa dell’attività espositiva. Qualche giorno fa l’Acqua Molto Alta ha fermato tutto nel disagio, di più, nella paura. Vado avanti. Devo scrivere su qualcosa che è lontana e mi riparo in una casa amica per farlo. Devo scrivere su una Mostra a Frascati. Lo faccio. La memoria e lo sguardo sono pieni delle immagini di cui ho visto la concretezza artistica e ammirato la fantasia. Lo spettacolo è bello e incisivo. I quadri sono lì per testimoniare qualcosa in cui l’arte sviluppa la loro realtà nuova. Il contagio con i Luoghi Veneziani d’arte in cui mi sono trovato creano un contagio. Da anni sta accadendo che la fantasia ha preteso di scatenarsi.
I quadri di Frascati sono parte di un’emozione complessiva che colpisce e dura. In essi c’è la proposta di vedere, anzi spiare il mondo, cercando non di ordinarlo ma di sconvolgerlo, proponendo sensazioni e contaminazioni. C’è dinamismo e freschezza. C’è il gusto, il piacere di prendere dalla vita immagini e di proporre una sorta di splendido luna park esistenziale in cui i corpi e la materia delle cose convivono nel piacere del passato con il suo fascino e tentano strade di futuro.
L’arte come prova di esistenze che creano libertà e nuove esperienze di condivisioni. La fusione delle emozioni dimostra che le immagini sono esplose e vivono non solo nelle mostre ma nella sensazione che un gusto diverso, nuovo, curioso si va imponendo. L’arte è una parentela di segni, immagini, realtà e spettacolo, archeologia e sogni futuristi. Il piacere è ampio, l’artista propone, chi guarda dispone, cerca di capire e di unirsi alle suggestioni dell’artista e sue personali. Chi guarda diventa socio del lavoro dell’artista, scopre con lui e trova il piacere di partecipare al viaggio che gli è proposto: il piacere della condivisioni, del gusto, del sogno e della realtà arriva con lui. Questo accade nello spazio dell’arte: da Frascati alle Corderie di Venezia, le immagini inventano intrecci e noi li viviamo con loro…
E' stata inaugurata sabato pomeriggio alle 18 la mostra «Segno di Artisti Poeti di Scena», ideata da Laura Lupi, in scena alle Scuderie Aldobrandini dal 25 gennaio al 9 febbraio. Dietro al lavoro dei grandi scenografi e costumisti italiani c'è sicuramente un grande impegno, sconfinata fantasia e tanta cultura. Le Scuderie Aldobrandini ospitano altre sfaccettature dell’arte e della tecnica di creare e ideare le scene per una rappresentazione teatrale, cinematografica o televisiva che sia . Da una idea di Laura Lupi e a cura di Bruno Amalfitano nasce la mostra "Segno di artisti, poeti di Scena", che richiama l’attenzione sull’attività artistica dei grandi nomi della scenografia italiana, con un fantastico viaggio nel loro un universo fatto di dipinti, disegni, sculture, tecniche miste arredi, oggetti vari. L’evento è inaugurato lo scorso sabato, alla presenza dell'assessore alla cultura Emanuela Bruni e del sindaco Roberto Mastrosanti. In esposizione opere di: Anna Luce Aglietto, Bruno e Roberto Amalfitano, Tiziana Amicuzzi, Roberto Baraldi, Marco Antonio Brandolini, Giacinto Burchiellaro, Marco Canevari, Alida Cappellini, Gaetano Castelli, Fabio Crisarà, Enzo De Camillis, Marco Dentici, Dante Ferretti, Enzo Forletta, Nino Formica, Francesco Frigeri, Mario Garbuglia, Antonello Geleng, Paolo Innocenzi, Laura Lupi, Luigi Marchione, Riccardo Monti, Valeria Paolini, Daniela Pareschi, Graziella Pera, Carlo Poggioli, Sandro Scarmiglia, Mario Tasciotti, Emanuela Trixie Zitkowsky, Eugenio Ulissi, Alessandro Vannucci, Marta Zani. In mostra, arredi classici e contemporanei, sculture, dipinti e oggetti di scena, che arricchiscono la galleria di opere pittoriche dei più grandi scenografi e costumisti italiani. « Opere intime, che rivelano un’alta faccia delle loro poliedriche personalità artistiche - spiega Emanuela Bruni, l'assessore alla cultura di Frascati . Inoltre, i percorsi di ciascuno, le passioni culturali e di ricerca estetica. Un evento che nel panorama culturale della nostra cittadina, tiene alta la bandiera dell’Italian way of life, tanto amato nel mondo, frutto di emozioni, passione gusto, eleganza e fantasia». Le Scuderie Aldobrandini in centro a Frascati si confermano una location sempre foriera di eventi culturali. «La mostra è un modo per far conoscere le velleità artistiche che ci sono in molti che fanno questo lavoro, e che a volte, viene tenuta nascosta in un armadio - ha detto la curatrice Laura Lupi-. Qualcuno danza, qualcuno fa l’attore, qualcuno dipinge, crea gioielli o entra nel mondo della moda. A volte quella parte artistica può farci scoprire che la nostra esperienza di scenografi-costumisti, così piena di passione e fantasia, ci ha fatto trovare una ulteriore strada artistica da seguire ”. Nelle foto alcune opere degli artisti scenografi come: Dante Ferretti (premio Nobel), Geleng e una delle moto usate per il famoso film Easyrider.
L.S.
FRASCATI (eventi) - L’evento che s’inaugura il 25 gennaio alle 18 propone in esposizione opere di molti artisti
Cosa c’è dietro il lavoro dei grandi scenografi e costumisti italiani? Impegno, fantasia e tanta cultura. Le Scuderie Aldobrandini ospitano l’altra faccia dell’arte e della tecnica di creare e ideare le scene per una rappresentazione teatrale, cinematografica o televisiva.
Da una idea di Laura Lupi e a cura di Bruno Amalfitano e Laura Lupi nasce la mostra Segno di artisti, poeti di Scena, che focalizza l’attenzione sull’attività meno conosciuta dei grandi nomi della scenografia italiana permettendo di dialogare con i grandi Maestri, sul loro un universo intimo fatto di dipinti, disegni, tecniche miste arredi, oggetti.
L’evento che s’inaugura il 25 gennaio alle 18 propone in esposizione opere di: Anna Luce Aglietto, Bruno e Roberto Amalfitano, Tiziana Amicuzzi, Roberto Baraldi, Marco Antonio Brandolini, Giacinto Burchiellaro, Marco Canevari, Alida Cappellini, Gaetano Castelli, Fabio Crisarà, Enzo De Camillis, Marco Dentici, Dante Ferretti, Enzo Forletta, Nino Formica, Francesco Frigeri, Mario Garbuglia, Antonello Geleng, Paolo Innocenzi, Laura Lupi, Luigi Marchione, Riccardo Monti, Valeria Paolini, Daniela Pareschi, Graziella Pera, Carlo Poggioli, Sandro Scarmiglia, Mario Tasciotti, Emanuela Trixie Zitkowsky, Eugenio Ulissi, Alessandro Vannucci, Marta Zani.
«Una mostra che la Città di Frascati è orgogliosa di ospitare - dice Roberto Mastrosanti, Sindaco di Frascati - non solo per il valore dell’esposizione stessa ma per confermare quanto il nostro territorio sia legato alla cultura anche cinematografica del nostro Paese. Set ideale per decine e decine di film ma anche luogo che ha ospitato i teatri dell’effimero delle grandi feste in Villa di barocca memoria».
Arredi classici e contemporanei, sculture, dipinti e oggetti di scena arricchiscono la galleria di opere pittoriche dei più importanti scenografi e costumisti italiani. «Opere intime, al di là della committenza, che svelano un’alta faccia delle loro poliedriche personalità artistiche - spiega Emanuela Bruni, Assessore alla Cultura -. I percorsi di ciascuno, le passioni culturali e di ricerca estetica. Un evento che nel panorama culturale del nostro Paese tiene alta la bandiera dell’Italian way of life, tanto amato nel mondo, frutto di emozioni, passione gusto ed eleganza».
«La mostra non è che un modo per far conoscere la scintilla artistica che c’è in molti che fanno questo lavoro, e che a volte, per eccesso di pudore, viene tenuta nascosta in un armadio - dichiara la curatrice Laura Lupi -. Qualcuno danza, qualcuno fa l’attore, qualcuno disegna gioielli o entra nel mondo della moda. A volte quella nascosta parte artistica può farci scoprire che la nostra esperienza di scenografi-costumisti, così eclettica, ci ha fatto trovare una strada più importante, e allora seguiamo anche quella, come è successo a molti di noi».

SCENOGRAFO, COSTUMISTA:
professione eclettica, creativa, divertente!
Prosa, poesia, arte, musica, danza, architettura, psicologia, regia, montaggio, fotografia sonoro sono gli argomenti che trattiamo costantemente!
Essendo coinvolti in tutti questi argomenti, strada facendo ne troviamo uno che ci affascina un po’ di più e proviamo a esprimerci, per il nostro piacere, senza pensare alla nostra professione.
Così può succedere che uno scenografo, un costumista, poi diventi regista, o scriva dei testi o suoni uno strumento, o dipinga dei quadri o si esprima anche nella scultura o nel design.
Qualcuno danza, qualcuno fa l’attore, qualcuno disegna gioielli o entra nel mondo della moda.
A volte quella nascosta parte artistica può farci scoprire che la nostra esperienza di scenografi-costumisti, così eclettica, ci ha fatto trovare una strada più importante, e allora seguiamo anche quella, come è successo a molti di noi.
La mostra non è che un modo per far conoscere la scintilla artistica che c’è in molti che fanno questo lavoro, e che a volte, per eccesso di pudore, viene tenuta nascosta in un armadio.
L’ESPLOSIONE DELLA IMMAGINE HA VINTO?
di ITALO MOSCATI
Sono a Venezia e cammino davanti alle Corderie dove ogni anno ci sono grandi mostre d‘arte che creano file di pubblico infinite. Ma in questi giorni le Corderie, di cui è “padrona” la Biennale d’arte, sono chiuse. E’ una pausa dell’attività espositiva. Qualche giorno fa l’Acqua Molto Alta ha fermato tutto nel disagio, di più, nella paura. Vado avanti. Devo scrivere su qualcosa che è lontana e mi riparo in una casa amica per farlo. Devo scrivere su una Mostra a Frascati. Lo faccio. La memoria e lo sguardo sono pieni delle immagini di cui ho visto la concretezza artistica e ammirato la fantasia. Lo spettacolo è bello e incisivo. I quadri sono lì per testimoniare qualcosa in cui l’arte sviluppa la loro realtà nuova. Il contagio con i Luoghi Veneziani d’arte in cui mi sono trovato creano un contagio. Da anni sta accadendo che la fantasia ha preteso di scatenarsi. I quadri di Frascati sono parte di un’emozione complessiva che colpisce e dura. In essi c’è la proposta di vedere, anzi spiare il mondo, cercando non di ordinarlo ma di sconvolgerlo, proponendo sensazioni e contaminazioni. C’è dinamismo e freschezza. C’è il gusto, il piacere di prendere dalla vita immagini e di proporre una sorta di splendido luna park esistenziale in cui i corpi e la materia delle cose convivono nel piacere del passato con il suo fascino e tentano strade di futuro. L’arte come prova di esistenze che creano libertà e nuove esperienze di condivisioni. La fusione delle emozioni dimostra che le immagini sono esplose e vivono non solo nelle mostre ma nella sensazione che un gusto diverso, nuovo, curioso si va imponendo. L’arte è una parentela di segni, immagini, realtà e spettacolo, archeologia e sogni futuristi. Il piacere è ampio, l’artista propone, chi guarda dispone, cerca di capire e di unirsi alle suggestioni dell’artista e sue personali. Chi guarda diventa socio del lavoro dell’artista, scopre con lui e trova il piacere di partecipare al viaggio che gli è proposto: il piacere della condivisioni, del gusto, del sogno e della realtà arriva con lui. Questo accade nello spazio dell’arte: da Frascati alle Corderie di Venezia, le immagini inventano intrecci e noi li viviamo con loro…
Puntata radiofonica di giovedì 16 gennaio da ascoltare online
ospiti Carlo Poggioli, in qualità di Presidente della ASC insieme alla direttrice della nostra rivista Scenografia & Costume Francesca Romana Buffetti.
HOLLYWOOD PARTY
E' stata occasione per raccontare la strada che abbiamo fatto insieme per arrivare al lancio online del magazine e delle prossime sfide che ci attendono.
Ascoltateci in tanti e non dimenticate di condividere sui social i contenuti più interessanti del sito www.scenografiaecostume.it e di regalare l’abbonamento - digitale e cartaceo - alla rivista.

“Le donne hanno una mente, hanno un’anima e non soltanto un cuore. Hanno ambizioni, hanno talenti e non soltanto la bellezza. Sono così stanca di sentir dire che l’amore è l’unica cosa per cui è fatta una donna. Sono così stanca di questo”
Ecco le parole di Jo March, interpretata dall’attrice Saoirse Ronan, nel nuovo e toccante film Piccole Donne della regista americana Greta Gerwig, all’indomani dell’era del me too.
Le piccole donne del meraviglioso romanzo di Louisa May Alcott sono sempre loro, le sorelle March: Meg, Jo, Beth, Amy. Cambiano i volti, non più Katharine Hepburn, non più Elizabeth Taylor o Winona Ryder o Kirsten Dunst… cambiano i volti sì… ma le protagoniste del romanzo sono sempre le stesse, caratterizzate alla perfezione dalla Gerwig, ognuna con le proprie peculiarità: Jo, l’instancabile scrittrice, la sua enorme passione brucia come le candele che la accompagnano tutta la notte mentre la sua penna si riversa fulminea sulle pagine bianche; Meg e la sua passione per i vestiti e per il lusso; la piccola pittrice Amy che appare sempre due passi dietro a Jo; e Beth, la più quieta di tutte, che con la sua musica scioglie i cuori e eleva le anime.
Il film, arrivato dopo numerosissime trasposizioni cinematografiche e televisive del noto romanzo americano del 1868, modernizza totalmente i personaggi avendo, al contempo, un enorme rispetto per le vicende e per la storia.
I fatti sono narrati in ordine non cronologico, bensì facendo avanti e dietro nel tempo e sono filtrati dallo sguardo della tenace Jo March, autrice della storia nella storia.
Il passato e il presente son ben distinti dalla regista: gli eventi legati al passato (e quindi all’adolescenza delle ragazze), seppur difficili, sono come filigranati d’oro… momenti rosei e vanigliati… così come sono i bei ricordi custoditi nelle nostre menti. Il presente invece è trattato con colori più rigidi e freddi, le ragazze sono ormai delle donne e devono affrontare la vita adulta e le problematiche da essa rappresentate. I due piani narrativi sono ben bilanciati e perfettamente gestiti nel film, le attrici sono incantevoli, riprese con delicatezza e dolcezza dalla regista.
Certo, la protagonista assoluta del film è appunto Jo, con la sua creatività, la sua tenacia, la sua immensa passione per la scrittura e per l’affermazione di sé nel mondo… e soprattutto con il suo amore incondizionato per le sorelle. “La vita è troppo breve per non amarsi tra sorelle” è la sua risposta ad Amy, quando quest’ultima
le confessa di aver spostato Laurie Laurence (ben interpretato da Timothée Chalamet) che Jo aveva capito di amare… troppo tardi.
Scenograficamente il lavoro sul film appare impeccabile. La casa dei March è stata costruita a Concord, in Massachussets, ed è stata arricchita con tutti i dettagli necessari a farla sembrare una casa abitata prevalentemente da donne. Gli ambienti sono caldi e accoglienti, e c’è una perfetta sintonia con i costumi delle protagoniste.
I costumi sono ad opera di Jacqueline Durran, già autrice dei costumi di Orgoglio e Pregiudizio e Espiazione, e vincitrice del premio Oscar per i costumi di Anna Karenina.
Per i vestiti di Meg (interpretata da Emma Watson), la Durran ha attinto ai disegni di William Morris e ha usato una tavolozza di colori verde e lavanda, per Amy (Florence Pugh) ha usato come riferimento la moda parigina di fine ’800, Beth (Eliza Scanlen) invece è vestita con abiti morbidi rosa e marroni. Per Jo il riferimento principale è stato un dipinto di Winslow Homer, Alta Marea.
La curiosità (che un occhio attento può notare nel film) è che Jo e Laurie si scambiano spesso i vestiti, anche se sono di sessi diversi. E il tutto avviene con una tale naturalezza che lo spettatore nemmeno se ne rende conto. Ecco quindi che, anche attraverso i costumi, la Gerwig sembra sottolinearci il concetto: una donna ha anche una mente, oltre ad un cuore… è in grado di inseguire e realizzare i propri sogni in maniera autonoma e, anche se dovrà lottare di più per far sentire la propria voce, tratterà sempre l’uomo come un suo pari, con cui scambiarsi anche i vestiti.
di Brunella De Cola
LA REPUBBLICA 22/12/2019
CASA DEL CINEMA
Una serata-evento alla Casa del Cinema per presentare la versione online della rivista "Scenografia&Costume" dell'Associazione Italiana Scenografi Costumisti e Arredatori, nata nel 2012 in forma cartacea da un'idea di Lorenzo Baraldi con Alida Cappellini e Giovanni Licheri, e ora su Internet per raggiungere un pubblico maggiore.
Alle 18.30 l'appuntamento con un omaggio a Piero Tosi e Franco Zeffirelli,scomparsi nel 2019, e letestimonianze di chi ha lavorato con loro come Dino Trappetti,Caterina d'Amico, Gabriella Pescucci, Milena Canonero, Maurizio Millenotti, Pippo Zeffirelli, Nicoletta Ercole, Alberto Spiazzi e Marco Gandini.
Attesi anche, fra gli altri, Monica Guerritore e Neri Parenti.
-cecilia cirinei
IL MESSAGGERO 23/12/2019
L'INCONTRO
E' nata una stella, la versione on-line della rivista di scenografia e costume voluta da scenografi,costumisti e arredatori. In tanti hanno testimoniato la loro presenza alla serata di presentazione Villa Borghese come Italo Moscati, Michele Mirabella, Neri Parenti, il presidente della Fondazione Tirelli, Dino Trappetti, Caterina D'Amico, Andrea Viotti, il costumista di Ozpetek Alessandro Lai e lo scenografo Tonino Zera che ha vinto il David per" La Pazza gioia". Un emozionato Carlo Poggioli, costumista di Paolo Sorrentino ha evidenziato come la rivista voglia "far conoscere anche ai non adetti ai lavori il contributo indispensabile che i mestieri del cinema, come quelli del teatro e della tv, danno in ogni opera creativa: mestieri che senza Franco e Piero non sarebbero come li conosciamo".
Il magazine, nato da un'idea di Lorenzo Baraldi, storico fondatore dell'associazione, con Alida Cappellini e Giovanni Licheri, è stato creato per far conoscere all'estero, il prezioso lavoro dei protagonisti del dietro le quinte: professionisti i cui nomi sono spesso legati a produzioni cinematografiche, teatrali e televisive nazionali e internazionali.
Ad aprire questo numero speciale, un omeggio a Piero Tosi e Franco Zeffirelli, Scomparsi nel 2019.
Valentina Venturi
CORRIERE DELLA SERA 24/12/2019
Villa Borghese
A Villa Borghese, accanto dalla Casa del Ci- nema, l’omaggio degli addetti ai lavori a due grandi artisti, Piero Tosi e Franco Zeffirelli. Il messaggio corale di ammirazione e stAricolo su LA REPUBBLICAima è sintetizzato nell’edizione speciale della rivista «Scenografia & Costume», che proprio l’altra sera ha festeggiato la versione online mettendo in copertina il titolo «Grazie Maestri» su un bozzetto firmato da Tosi per il film di Luchino Visconti «La caduta degli Dei». Il direttore Francesca Romana Buffetti ha raccolto le testimonianze di amici, colleghi e allievi del costumista premio Oscar e del regista di «Romeo e Giulietta», «attraversando così oltre 50 anni di storia del cinema e del teatro». Molti di loro erano presenti nel foyer dello Sporting Club Heaven, a partire dal presidente dell’Associazione Italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori Carlo Poggioli (firma dei costumi della serie tv «The New Pope» di Sorrentino). Con lui, il regista Neri Parenti, lo scrittore e sceneggiatore Italo Moscati, Michele Mirabella (ha diretto di recente la «Cavalleria Rusticana» al Petruzzelli di Bari), Dino Trappetti della Sartoria Tirelli, il produttore Caterina D’Amico, i costumisti Alessandro Lai («La Dea Fortuna» di Ozpetek) e Eva Coen, e lo scenografo Tonino Zera.
Roberta Petronio
A dominare le candidature Joker, presente in ben 11 categorie. Il film di Todd Phillips, che ha appena conquistato due Golden Globe, è seguito da The Irishman e C'era una volta a... Hollywood con 10 nomination, 1917 con nove, Jojo Rabbit con sei, Piccole donne, Storia di un matrimonio - Marriage Story e I due Papi con cinque.

Sono state pubblicate le nomination ufficiali dell’edizione 2020 degli Orange British Academy Film Awards, BAFTA 2020.
Joker – già vincitore di due Golden Globe – è presente in 11 categorie, seguito da The Irishman e C’era una volta a… Hollywood con 10 nomination.
Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, Bombshell e Judy hanno invece ottenuto 3 nomination.
I BAFTAs 2020 si terranno il prossimo 2 febbraio presso la Royal Albert Hall di Londra.
Di seguito tutte le nomination:
MIGLIOR FILM
MIGLIOR FILM INGLESE
MIGLIOR FILM NON IN LINGUA INGLESE
MIGLIOR REGISTA
MIGLIOR DOCUMENTARIO
MIGLIORE ATTRICE
MIGLIOR ATTORE
MIGLIOR FILM ANIMATO
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA
MIGLIOR FOTOGRAFIA
MIGLIOR MONTAGGIO
MIGLIOR COLONNA SONORA
MIGLIOR SCENOGRAFIA
MIGLIORI COSTUMI
MIGLIOR CASTING
MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
MIGLIOR SUONO
MIGLIORI EFFETTI VISIVI
MIGLIOR DEBUTTO DI UNO SCENEGGIATORE, REGISTA O PRODUTTORE INGLESE
MIGLIOR CORTO ANIMATO INGLESE
MIGLIOR CORTO INGLESE
EE RISING STAR AWARD – scelto dal pubblico
Fonte: Bafta


Una delle parole chiave del fantastico film di Jonah Hill, “Mid90s”, è senz’altro “autenticità”. Sì… perché a partire dalla superba regia di Hill, passando per la scenografia e i costumi, fino alla recitazione dei protagonisti, il film ci trasporta nel bel mezzo degli anni ’90, riproposti alla perfezione.
Mid90s, ambientato appunto nel 1995, narra la calda estate del tredicenne Stevie, che vive con la madre single e un fratello maggiore piuttosto prepotente. Il ragazzino si avvicina ad un gruppo di skaters: il coetaneo Ruben, lo sballato Fuckshit, il timido Fourth Grade e il capo carismatico Ray. Ben presto i quattro non solo diventano i suoi migliori amici, ma una sorta di famiglia acquisita, un punto di riferimento nella crescita di Stevie, ribattezzato Sunburn dall’amico Ray.
E così, sulle note dei Nirvana e dei Wu-Tang Clan, assistiamo ad un bellissimo racconto di formazione, che scivola nei nostri cuori veloce come lo scorrere degli skate di Stevie e Ray su strada al tramonto.
È Jahmin Assa, già scenografo per Gus Van Sant di Don’t Worry He Won’t Get Far On Foot, a firmare il film come production designer.
In una mini intervista racconta un po’ del suo lavoro: la ricostruzione degli ambienti californiani degli anni ’90, dal negozio di Skate alla casa del protagonista Stevie:
«È strano pensare che il 1995 sia stato più di 20 anni fa… questo ha fatto sì che ci siamo ritrovati a ricostruire comunque un’“epoca”. Jonah e io abbiamo parlato a lungo del fatto di non fare un "inno agli anni '90" con tutti gli oggetti di scena e i vestiti più ovvi. Chiaramente, per ricostruire un certo anno, devi includere nella scenografia anche oggetti ed elementi antecedenti alla data della tua storia. Bisogna “stratificare” la scena. Le case dovevano sembrare come se fossero state arredate a metà degli anni '80 e su questa base siamo andati poi ad aggiungere elementi.
Per il negozio di skate abbiamo immaginato un ambiente semplice, un po’ precario… come se stesse per chiudere la settimana successiva, come se la grafica fosse stata fatta da chiunque sapesse disegnare alla buona. Il negozio di skate è stato senz’altro l’ambiente più difficile, perché sapevamo che se avessimo commesso degli errori, sarebbe apparso immediatamente falso.
Per la casa di Stevie, due elementi ci sembravano essenziali: un lungo corridoio che collegava le camere da letto, per la scena di combattimento tra Stevie e suo fratello maggiore Ian, e un piazzale esterno per il piccolo Stevie in cui esercitarsi sul suo skate. Abbiamo voluto mantenere la palette dei colori della casa a bassissimo contrasto, con molte creme, beige e legni chiari. La vita di Stevie doveva apparire molto vanigliata, suburbana e insipida prima che si aprisse al mondo più ricco della città e al negozio di skate.
Ian, il fratello di Stevie, era descritto in sceneggiatura come un ragazzo arrabbiato, con un disturbo ossessivo compulsivo, amante dell’hip-hop. I CD, le musicassette, le sneaker Jordan, i poster hip-hop, i cappellini da baseball, sono stati riposti in modo preciso. Abbiamo inoltre aggiunto le spade dei samurai e una panca da allenamento per esprimere la sua rabbia.
La stanza di Stevie inizialmente si configurava come la tipica stanza per bambini degli anni '90: disordinata, piena di poster di Pogs, Teenage Mutant Ninja Turtles, Beavis and Butthead e Space Jam. Successivamente però avrebbe lasciato il posto alla sua nuova individualità e carattere del protagonista: abbiamo sostituito i poster con altri elementi più da teenager, come per esempio lo Slap Skate Magazine attaccato alle pareti.»
di Brunella De Cola


Vogliamo ricordare Antonello Falqui, il più grande regista di spettacolo della tv italiana che ha firmato programmi dagli anni sessanta agli ottanta.
Ci teneva all’eleganza: a confezionare prodotti di livello che, anche se di semplice intrattenimento, potessero diffondere stile e buon gusto nelle case degli italiani La regia, le luci, le scenografie i costumi, tutto calibrato e studiato, senza inutili sfarzi o elementi esagerati.
Con lui si provava e si riprovava, come un grande spettacolo teatrale. Nulla era dato all’improvvisazione.
Milleluci, Rai
Le Kessler, il Quartetto Cetra, il quasi debutto di Mina giovanissima, le grandi coreografie per le sigle, gli ampi movimenti delle camere.
Col produttore Guido Sacerdote, si recavano negli Stati Uniti a trovare talenti e modi per fare il varietà in Italia.
Studio Uno, Rai
Tra i numerosi lavori:
Arrivi e partenze (1954), Un altro varietà (1986), Canzonissima (1958-59, 1969-70), Giardino d’inverno (1961), Studio Uno, Biblioteca di Studio Uno, Teatro 10 (1964), Mille luci (1974).
Un linguaggio televisivo elegante, una regia ben studiata, le inquadrature efficaci, gli spazi ad esaltarei protagonisti delle scene.
E poi i balletti, le gag, i costumi, senza avere timore a mostrare gli strumenti di quel mondo sfavillante : telecamere, microfoni, telai, giraffe, luci.
Il nostro varietà televisivo, con Falqui, ha raggiunto l'apice.